Sai che esistono circa 300 varietà diverse di asparago e che questo ortaggio appartiene alla famiglia dei gigli? Sei a conoscenza che il loro colore verde è dato dalla clorofilla grazie all’esposizione ai raggi solari? Infatti, quelli bianchi sono coltivati sottoterra proprio per impedirne l’accumulo.
La sua comparsa risale a molti secoli fa e precisamente all’antico Egitto, la cui coltivazione serviva sia per cibarsene sia per usarlo con fini medicamentosi, essendo all’epoca considerato un farmaco. Oggi è coltivato in molti luoghi diversi, dagli Stati Uniti al Perù, dalla Spagna all’Italia e in numerosi altri Paesi del bacino mediterraneo.
È un eccellente fonte di vitamina K, di acido folico, di vitamina A, C, B1, B2, B3 e B6, fosforo, ferro e possiede un ridotto contenuto di carboidrati.
È molto consigliato per coloro che soffrono di artrite e di reumatismi, grazie agli antiossidanti fitochimici di cui si compone, ovvero il racemofurano, l’asparagamina A e il racemosol e agli inibitori del coenzima COX-2, il quale produce molecole infiammatorie.
A seguito di un pasto con gli asparagi, spesso le urine hanno un caratteristico odore forte che può allarmare chi non li consuma abitualmente, ma niente paura! Esso è determinato da diverse sostanze, in particolare dall’aminoacido asparagina che viene appunto espulso per via renale.
Non è indicato per coloro che presentano calcoli renali oppure che soffrono di gotta, poiché contengono ossalati e purine; pertanto il consumo di asparagi in questi casi deve essere limitato.
Sono facilmente deperibili ed è consigliabile consumarli entro un paio di giorni dal loro acquisto. Per la conservazione è preferibile avvolgere le punte in un tovagliolo inumidito; questo ne prolungherà la freschezza.
Anche la scelta del tegame in cui cuocerli è importante: infatti, è meglio non utilizzare pentole di ferro, poiché questo metallo reagisce con i tannini degli asparagi facendoli scolorire.
Ora non resta che usare l’asparago in cucina per le vostre ricette e buon appetito!





