Diabete e trattamento dietetico

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Con “diabete mellito” si intende un gruppo di disturbi metabolici accomunati dalla presenza di iperglicemia che può insorgere attraverso diversi meccanismi patologici.

Le forme più frequenti sono il diabete di tipo 1 DMT1 (autoimmune, con distruzione delle beta cellule e carenza insulinica assoluta) e di tipo 2 DMT2 ( deficit parziale di secrezione dell’ormone insulina e insulino-resistenza periferica) ma esistono diverse altre forme tra cui il diabete gestazionale (in gravidanza, gli ormoni placentari aumentano la resistenza all’insulina).

Per fare diagnosi di diabete è necessario che siano presenti:

  • con sintomi clinici della malattia (poliuria, polidipsia e calo ponderale) glicemia casuale (misurata in qualsiasi momento del giorno) ≥ 200 mg/dLoppure emoglobina glicata ( HbA1c) ≥ 48 mmol/mol (6,5%)
  • in assenza di sintomi glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dL in due determinazioni oppure glicemia 2 ore dopo carico orale con glucosio (OGTT, Oral Glucose Tolerance Test) ≥ 200 mg/dL.

Le complicanze di tale malattia possono essere distinte in acute e croniche. Le complicanze acute possono essere il coma chetoacidosico, nel caso di mancato o insufficiente trattamento farmacologico, ed il coma ipoglicemico, nel caso di eccessivo o improprio uso dei farmaci. Le complicanze croniche prevedono: disturbi vascolari, retinopatia o cataratta, nefropatia, piede diabetico, perdita dell’udito, infezioni o alterazioni cutanee.

Per quanto riguarda il trattamento dietetico, sempre più evidenze supportano l’utilizzo di diete a basso contenuto di carboidrati ( VLCD, VERY Low Caloric Diet) come primo approccio sia nel trattamento del DMT2 che in aggiunta al trattamento farmacologico nel DMT1.

Il ruolo del professionista della nutrizione è:

  1. Sensibilizzare il paziente nei confronti di un’alimentazione sana che gli permetta di raggiungere o mantenere un peso desiderabile.
  2. Spiegare quali sono i cibi che contengono i carboidrati.
  3. Spiegare quali sono i cibi che non contengono carboidrati.
  4. Sensibilizzare il paziente ad utilizzare carboidrati a basso indice glicemico e spiegare come abbinare tra loro gli alimenti per ottenere un giusto carico glicemico del pasto.
  5. Rassicurarlo sul consumo dei grassi buoni (olio extra vergine, noci, avocado, uova).
  6. Sensibilizzarlo al consumo di fibre ad ogni pasto.
  7. Evitare di sottoporlo a stress o a limitazioni eccessive, considerando il profilo psicologico di un paziente con una malattia cronica.

Il trattamento dietetico nelle donne gravide diabetiche entra a pieno diritto tra i presidi terapeutici a disposizione del ginecologo e del professionista della nutrizione.

  • L’apporto calorico giornaliero, deve tener conto del BMI pre-gravidico e, secondo le più recenti linee guida, deve oscillare tra le 1500 e le 2000 Kcal al giorno. A tale fabbisogno energetico andranno aggiunte 340 Kcal/die nel secondo trimestre e 450 Kcal/die nel terzo trimestre.
  • Anche in caso di obesità grave, è controindicato un apporto calorico inferiore alle 1500 Kcal/die.
  • La composizione della dieta deve prevedere un 40-50% di carboidrati (a basso indice glicemico), un 20-25% di proteine e un 30-35 % di grassi mono e poliinsaturi.  La fibra non dovrà scendere sotto i 30 gr/die.

Per quanto riguarda l’utilizzo di dolcificanti in sostituzione del saccarosio, l’eritritolo risulta  interessante perché: ha un indice glicemico pari a 0, ha un indice insulinemico prossimo allo 0, si trova in natura in frutta ed alimenti fermentati.

Se il paziente non riesce proprio a fare a meno di una nota dolce nel suo caffè, faremmo bene a consigliargli di utilizzare l’eritritolo piuttosto che altri dolcificanti.

Resta però il monito di provare a far disabituare il palato al gusto del dolce, per gli effetti di tipo neuroendocrino e comportamentale che esso comporta piuttosto che per un mero conteggio calorico.

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