DNA, influenza i nostri gusti alimentari

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DNA

L'altra sera ho visto una puntata molto interessante di un documentario scientifico in tv che aveva come tema il DNA. Ebbene, è risaputo che (quasi) tutti gli esseri viventi sono dotati di questa piccola grande molecola della vita (acido desossiribonucleico). Nel DNA è racchiusa in ogni cellula dell'organismo e, nonostante lo spazio infinitesimale che occupa, in realtà, se potessimo srotolarla, essa sarebbe lunga ben 2 metri! La natura non finisce mai di stupirci.

Da questa molecola dipendono non solo le nostre caratteristiche fisiche e comportamentali, le nostre attitudini, le possibili patologie a cui siamo esposti o meccanismi di difesa di cui siamo dotati, ma dipendono numerosissimi altri aspetti ancora sconosciuti e inesplorati. Certamente, l'ambiente in cui cresciamo, in cui viviamo, il cibo, l'aria che respiriamo, gli affetti che riceviamo, le persone con le quali interagiamo, svolgono un ruolo imprescindibile nel "modellamento" dell'espressione genica: ciò è quanto sostiene il recente campo dell'epigenetica.

Tra gli aspetti più affascinanti dell'informazione genetica, c'è quella che riguarda i nostri personali gusti alimentari. Pensate a quanta varietà alimentare c'è nel mondo. Ebbene, all'interno di ogni popolazione ci sono persone che pur condividendo le medesime tradizioni culinarie, differiscono tra loro per il cibo che prediligono. C'è chi va matto per i dolci, chi esclusivamente per i salati, chi invece li gradisce entrambi indifferentemente.

Volendo definire queste tre categorie di persone e, quindi, di gusti alimentari, li chiameremmo:

  1. Super tasters (super gustatori): amano gli zuccheri e non riescono in alcun modo ad accettare di mangiare cibi amari come il caffè o sapori intensi come il limone ed il piccante. Il loro DNA li ha infatti provvisti di un maggior numero di papille gustative specifiche per il sapore amaro e acido e per tal motivo sentono "di più" questi gusti; in Italia lo sono circa il 10%;
  2. Tasters ( gustatori): al contrario dei primi, avendo un'equa distribuzione delle diverse tipologie di papille gustative, non hanno problemi ad assumere cibi dal sapore meno gradevole. In Italia lo sono il 60%;
  3. No tasters (non gustatori): queste persone non sono dei buoni "gustatori": infatti, non saprebbero distinguere un cibo piccante e speziato da uno che non lo è; solitamente prediligono i cibi altamente calorici. In India ad esempio, si stima che il 50% della popolazione sia non gustatrice: questo spiegherebbe perchè la loro cucina sia così ricca di sapori forti e marcati. In Italia sono non gustatori il 30% della popolazione totale.

Al di là della fisiologia, ciò che differenzia queste tre categorie, è il comportamento alimentare e la loro esposizione a fattori di rischio verso alcune patologie. I Super gustatori ad esempio, saranno molto più esposti al rischio di sviluppare diabete, obesità e malattie cardio-vascolari, a causa del consumo eccessivo di zucchero e alimenti raffinati. Diversamente i no tasters, maggiormente esposti ad ipertensione arteriosa e malattie infiammatorie.

La categoria più giusta nella quale ritrovarsi è senz'altro quella dei gustatori che sono anche quelli che riescono meglio a seguire una dieta equilibrata e quindi ad essere meglio protetti da malattie metaboliche.

Dunque caro lettore, non disperarti oltremodo se non sei in grado di mangiare i broccoli o di assaporare un bel piatto di insalata senza sale, perchè è anche colpa del tuo DNA. Così come da esso, dipende per il 60% la buona riuscita di una dieta...Ma questa è un'altra storia.

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