Sindrome intestino irritabile: la colite e come comportarsi a tavola?

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colite Sindrome intestino irritabile: la colite e come comportarsi a tavola? dietaintestino 2 150x150Conosciuta nel gergo comune come "colite", la Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS) colpisce il 10-20% della popolazione di tutto il mondo, interessando maggiormente i giovani compresi tra i 20 e i 30 anni di età, con una prevalenza doppia nel sesso femminile rispetto al sesso maschile, che si manifesta con una sintomatologia molto dolorosa e debilitante anche sul piano psicologico, tanto da influire negativamente sulla quality of life.

L'IBS è un disordine funzionale cronico presentandosi con dolore addominale ricorrente, per almeno 1 giorno/settimana, correlato a disturbi nella frequenza delle evacuazioni e/o nella consistenza delle feci, con periodi in cui predominano scariche diarroiche, altri in cui incombono problemi di costipazione e periodi caratterizzati da alvo alterno (Criteri Roma IV, 2016).
Le cause non sono completamente note e alla base vi è una fisiopatologia complessa e multifattoriale:

  • Alterata motilità intestinale;
  • Aumentata fermentazione lungo il tratto gastro-intestinale
  • Ipersensibilità viscerale;
  • Transito anormale dei gas intestinali;
  • Disregolazione gut-brain axis;
  • Disbiosi intestinale;
  • Aspetti psicosociali.

L'alterazione dell'asse intestino-cervello è stata recentemente associata alla causa principale dell'IBS, in particolar modo nei pazienti pediatrici: l'interazione tra il sistema nervoso autonomo e il sistema enterico scatena una serie di risposte metabolico-ormonali che influenzano la motilità e la secrezione intestinali e l'ipersensibilità viscerale.

La maggior parte dei pazienti riferisce che i sintomi gastro-intestinali (dolore addominale, gonfiore, flatulenza) siano correlati all'assunzione di particolari alimenti, sebbene il più delle volte tali manifestazioni sintomatologiche sono solo una risposta dell'intestino ad abitudini alimentari scorrette e ad uno stile di vita poco attivo protratto nel tempo.

Le raccomandazioni del National Institute for Health and Care Excellance (NICE) sull'IBS suggeriscono, come primo approccio, la modificazione delle scorrette abitudini a tavola e incoraggiano all'attività fisica e al minor utilizzo possibile di farmaci sintomatici, come i lassativi.

Tra le indicazioni dietetiche:

  • Evitare di saltare i pasti, lasciando trascorrere lunghe pause tra un pasto e l'altro;
  • Lenta e accurata masticazione;
  • Adeguata idratazione (almeno 8 bicchieri/dì di acqua);
  • Limitare l'assunzione di fibra insolubile, prediligendo la fibra solubile (es. ispaghula o cibi ricchi di essa, come l'avena) che è più gestibile a livello intestinale;
  • Non esagerare con le porzioni di frutta fresca, da preferire lontano dai pasti;
  • Ridurre l'assunzione di alcool e bevande gassate;
  • Valutare l'eventuale assunzione di probiotici.

Nel caso in cui tali modifiche non inducano un miglioramento del quadro sintomatologico del paziente, si passa ad un approccio dietetico più rigido e mirato: la dieta Low Fodmaps.

DIETA LOW-FODMAPs

Fodmaps è l'acronimo inglese di Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosacharides and Polyols, una serie di carboidrati a catena corta molto diffusi nella nostra dieta che sono fisiologicamente mal assorbiti lungo il tratto gastro-intestinale, ma in soggetti più sensibili si verifica una risposta anomala all'effetto osmotico e alla fermentazione intestinale conseguenti alla loro ingestione.

  • OLIGOSACCARIDI: Comprendono fruttani (FOS) e galattani (GOS) che non sono assorbiti nel nostro intestino perché non possediamo enzimi deputati alla loro digestione; hanno un'importante azione prebiotica per Lattobacilli e Bifidobatteri.
  • DISACCARIDI: a questa categoria appartiene lo zucchero del latte, il lattosioil cui enzima responsabile della scissione in monosaccaridi, la lattasi, si riduce in concentrazione nei Mediterranei e negli Asiatici, con l'avanzare dell'età e in presenza di uno stato infiammatorio intestinale.
  • MONOSACCARIDI: Il fruttosio è il Fodmap più piccolo, il cui assorbimento è facilitato dalla presenza del glucosio. Un rapporto glucosio:fruttosio di 1:1 favorisce l'assorbimento attraverso il  brush border intestinale, grazie all'attività del co-trasportatore GLUT 2. L'ingestione di alimenti con un contenuto di fruttosio superiore - almeno di 0.2 g - rispetto al glucosio (il cosiddetto "fruttosio libero"), al contrario, induce un malassorbimento poiché il trasportatore GLUT 5, deputato unicamente al passaggio del fruttosio attraverso le membrane degli enterociti, ha una minore capacità di azione. Il fruttosio rimasto nel lume intestinale richiama acqua, per l'elevato effetto osmotico, provocando scariche diarroiche.
  • POLIOLI: Sono gli alcoli degli zuccheri (mannitolo, sorbitolo, xilitolo, isomalto), che hanno dimensioni molecolari troppo elevate per poter essere assorbiti per diffusione passiva, così da generare effetti lassativi oltre una certa soglia (circa 10 g di sorbitolo).

Dove li troviamo?

Sono un po' ovunque: in alcuni vegetali e tipi di frutta, nei legumi, nei cereali (in particolare il frumento), nel latte e derivati, in alcuni tipi di frutta secca, nel miele e nei dolcificanti artificiali.

Quali gli approcci dietetici?

Ne esistono fondamentalmente di 2 tipi:

  1. APPROCCIO BOTTOM-UP - eliminazione graduale di singoli gruppi di alimenti contenenti gli stessi Fodmaps o eliminazione di alimenti con il più alto contenuto di carboidrati fermentescibili, sino alla remissione dei sintomi.
  2. APPROCCIO TOP-DOWN - si eliminano tutti gli alimenti ad alto contenuto in Fodmaps (fase di eliminazione), per poi reintegrare nuovamente la dieta in base ai sintomi del paziente (fase di reintroduzione), sino al raggiungimento di un piano alimentare il più vario possibile, sulla base della tollerabilità individuale ai singoli alimenti precedentemente  testati (fase di dieta "libera").

L'esclusione temporanea di molti alimenti dalla propria alimentazione potrebbe generare squilibri nutrizionali con carenze di fibre e micronutrienti. Come ogni piano dietetico, l'attuazione di una dieta Low Fodmaps deve essere costantemente monitorata da un professionista della nutrizione che sappia, in base alle proprie competenze, trovare il giusto compromesso tra salute nutrizionale e benessere psico-fisico del paziente.

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