Stress amico o nemico?

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Stress amico o nemico?

Lo Stress è la risposta del corpo a qualunque richiesta. Stando a questa definizione lo stress è parte fondamentale dell’essere vivente ma il punto è fare in modo che esso non ci travolga. Le manifestazioni sono molto variabili e soggettive: stanchezza, irritabilità, difficoltà a staccare e rilassarsi, essere sempre all’ultimo minuto, insonnia, alvo non regolare con meteorismo, palpitazioni e cefalea.

Secondo l’ipotesi di Hans Selye, le reazioni biologiche che accompagnano la sindrome di adattamento generale (GAS) hanno come effetto cambiamenti fisici a breve e lungo termine talvolta avversi. Egli teorizzò quindi che i processi patologici sorgono quali risultato di un numero di fattori come l’effetto fisiologico di certi ormoni (corticosurrenali ed ipofisari), l’impatto dei processi infiammatori ed uno stato generale di abbassamento delle difese immunitarie.

Chiunque abbia subito un trauma (fisico, psichico o biologico) ha una massiccia attivazione del sistema nervoso simpatico con secrezione a cascata di ormoni dello stress (cortisolo, adrenalina e noradrenalina) attraverso l’asse HPA. Il Cortisolo ad esempio, in elevate quantità, inibisce l’ippocampo temporaneamente ed a lungo termine può condurre alla morte delle cellule dell’ippocampo, zona cerebrale colpita nell’Alzheimer).

Inoltre l’iperattivazione dell’asse dello stress (HPA) altera l’integrità dell’epitelio intestinale, la motilità intestinale e la composizione del microbiota intestinale (livelli elevati di noradrenalina intestinale incrementano la crescita e la patogenicità dei batteri).

A breve termine (fase acuta), lo stress può ridurre l'appetito in quanto viene temporaneamente rilasciata l’adrenalina che aiuta ad innescare uno stato fisiologico accelerato che mette temporaneamente in pausa il mangiare. Ma se lo stress persiste (fase cronica), è una storia diversa perchè viene rilasciato cortisolo in elevate quantità, aumentando così l'appetito. Inoltre il disagio fisico o emotivo sembra influenzare le preferenze alimentari, incentivando l'assunzione di cibo ad alto contenuto di grassi, zuccheri o entrambi a causa dell’azione della “grelina” (l’ormone della fame).

Per bilanciare tale situazione è utile attivare un’inclinazione verso il sistema nervoso parasimpatico attraverso l’attivazione del nervo vago, lo strumento con cui il nostro cervello si connette al resto del corpo. La personalizzazione del trattamento prevede quindi: un’osservazione accurata del paziente, compreso il suo aspetto,

Un’anamnesi molto accurata comprendente abitudini, stile di vita, psichismo, antecedenti medici e chirurgici, antecedenti genetici-familiari, carattere e attività svolte. Tutto ciò servirà per poter indicare il giusto trattamento alimentare e fitoterapico della condizione sia in fase acuta che in fase cronica.

 

Stress amico o nemico? Dott.ssa Claudia Priante Biologa Nutrizionista

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