Vitamina D, la sua importanza per il tuo organismo

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Quali sono le funzioni della vitaminaD?

  • Stimolazione dell'assorbimento del calcio e del fosforo a livello intestinale;
  • Regolazione, in sinergia con l'ormone paratiroideo, dei livelli plasmatici di calcio;
  • Mantenimento di una adeguata mineralizzazione dello scheletro;
  • E' direttamente coinvolta in alcuni processi non calcio dipendenti (es: differenziamento cellulare, funzione neuromuscolare) che proteggono cuore e vasi sanguigni;
  • Una sua integrazione, insieme ad una dieta bilanciata, riduce il rischio di PPD (depressione post parto), di cui sono a maggior rischio donne obese o con DCA (disturbi del comportamento alimentare).
  • La supplementazione durante la gravidanza e l’allattamento riduce il rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita, carie in età infantile, infezioni respiratorie e sepsi nel bambino, allergie alimentari e riniti allergiche.
  • Livelli ottimali di vitamina D nella mamma garantiscono un miglior sviluppo del cervello, capacità cognitive e diverse funzioni fisiologiche del sistema nervoso.
  • Livelli ottimali aumentano la probabilità di riuscita di una fecondazione assistita (PMA) e della fertilità in generale.
  • Aumento della prestazione sportiva.

Ma non solo, uno dei ruoli più significativi della vitamina D riguarda l’attività di regolazione che contribuisce alla fisiologica funzione del Sistema Immunitario, risulta essere coinvolta  nella prevenzione dei disordini immunitari (quali allergie ed autoimmunità) e delle infiammazioni. Stimola inoltre la produzione di endorfine, serotonina e dopamina, tutti ormoni che apportano una sensazione di benessere. Ecco perché è strettamente correlata alla depressione, migliorando il tono dell’umore, si minimizzano anche gli attacchi di fame compulsiva. Inoltre migliora la funzionalità dell’insulina, ormone necessario a metabolizzare gli zuccheri, e risulta utile dunque per combattere il diabete di tipo II. In più, favorisce la produzione di leptina, che attenua lo stimolo della fame, dando il giusto senso di sazietà, e diminuisce la concentrazione di citochine che sono responsabili dell’aumento degli adipociti, con effetto dimagrante. Migliora la tonicità muscolare e la forza fisica, grazie all’aumento di testosterone. La vitamina D fa bene anche al cervello, prevenendo il rischio di malattie neurodegenerative come Alzheimer o Parkinson.

Le fonti per l'uomo sono due: la dieta e la sintesi endogena a livello cutaneo. Nella cute è infatti presente in numerose quantità il suo precursore, il 7-deidrocolesterolo, derivante dal colesterolo e convertito in vitamina D3 dalla esposizione alla luce solare. Questa sintesi dipende soprattutto dalla superficie esposta e dalla durata dell’esposizione, nel periodo estivo bastano 15 minuti al giorno di esposizione di mani e faccia! Nei mesi invernali invece è necessaria un’esposizione più prolungata, fino a 30 minuti ogni giorno,  stando all’aperto e non attraverso un vetro che scherma i raggi. Successivamente, a livello del fegato e del rene, il D3 viene convertito in vitamina D.

La vitamina D può essere sintetizzata ed accumulata nei mesi estivi cosi da mantenere un adeguato livello circolante anche nei mesi invernali. Pertanto se non accumulata durante il periodo estivo, nella stagione invernale tendiamo ad ammalarci non per la carenza di vitamina C (come spesso si dice), ma per carenza di vitamina D!

Se la sintesi endogena risulta insufficiente (specifiche condizioni climatiche, abitudini di vita, età), è necessario un apporto di vitamina D con la dieta o con la supplementazione. Solo pochi alimenti, tutti di origine animale, contengono quantità significative di vitamina D. Si trova nel pesce azzurro (salmone, tonno, merluzzo, sgombro, sardine, aringhe etc.), ma anche in pesce spada, cernia, molluschi, bottarga e caviale, possibilmente non di allevamento. Un ottimo integratore alimentare, infatti, è proprio l’ olio di fegato di merluzzo. Si trova anche nelle frattaglie (soprattutto nel fegato),nelle uova (nel tuorlo), nel latte e i suoi derivati (in particolare nel burro e nello yogurt). Nel mondo vegetale, invece, scarseggia ed è sempre presente come forma D2. Le fonti migliori in questo caso sono la frutta secca (mandorle, noci etc.), i funghi (specialmente i porcini), i fagioli e le verdure a foglia verde (spinaci, bietola, cicoria, cavolo nero etc.). Per assimilarla è importante considerare nella dieta il giusto apporto grassi, che ne favoriscono l’assorbimento (è una vitamina liposolubile). La vitamina D è molto sensibile alla luce e al calore, importante dunque conservare bene gli alimenti e consumare alimenti crudi o usare metodi di cottura delicati.

In gravidanza e allattamento aumenta il fabbisogno di vitamina D, per l'aumentata utilizzazione di calcio e fosfato nella mineralizzazione dello scheletro in crescita, sia nel feto che nel neonato. Numerosi studi hanno dimostrato che si possono avere stati carenziali a carico non solo della madre ma anche del nascituro per una insufficiente esposizione al sole, specialmente in inverno e nel terzo trimestre di gravidanza. Si raccomanda pertanto l'introduzione con la dieta.

Quali sono i segni di carenza?

I segni precoci di carenza di vitamina D sono: diminuita concentrazione serica di calcio e fosforo (come risultato del diminuito assorbimento a livello intestinale), iperparatiroidismo secondario. Segni più tardivi sono: inadeguata mineralizzazione dello scheletro (rachitismo o osteomalacia), debolezza muscolare, dolori e deformazioni alle ossa. Nei neonati che non sono supplementati con vitamina D vi è un'alta incidenza di rachitismo. Non deve essere sottovalutata la carenza neppure nei bambini, negli anziani e nelle donne in menopausa, che sintetizzano meno vitamina D, e in tutti quei casi di in cui si perde l’abitudine di uscire di casa. Deve inoltre essere controllata l'eventuale carenza in soggetti che soffrono di malassorbimento gastrico (come nella fibrosi cistica), patologie intestinali (come morbo di Crohn), insufficienza renale o che fanno uso di determinati farmaci (interazione con barbiturici, anticonvulsivi e idantoina). Anche le persone in sovrappeso possono essere soggetti a carenza di vitamina D, poiché essendo liposolubile viene “catturata” dal tessuto adiposo. Ecco che allora integrare la vitamina D può essere d’aiuto anche per perdere peso, poiché aiuta a smuovere tali depositi.

I livelli ottimali di riferimento sono 40-50 ng/ml.                                                                       
Per misurare la vitaminaD basta effettuare un’analisi del sangue e misurare La VITAMINA 25 (OH) D.

 

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